Luca's profileMy WorldPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    June 26

    MANUEL

     
    Il piccolo Manuel aveva due qualità eccezionali: la dolcezza e l'ingenuità... lo chiamavo "il mio fessacchione".
    Viveva rinchiuso nel suo mondo, nei suoi pensieri, a volte lo vedevo camminare e sorridere, divertirsi, apparentemente con nulla, ma in realtà giocava coi suoi pensieri e rideva di essi...riuscire ad entrare in quel mondo di pensieri semplici e divertenti apparentemente era difficile, ma io avevo troppa voglia di aprire una piccola porta che mi consentisse di capirlo e interagire con lui, aiutandolo ad esprimersi e ad esternare i suoi pensieri senza timore...
    e piano piano i miei propositi hanno trovato risposta positiva...Manuel è diventato più espansivo, sicuro e disinvolto (specie nei miei confronti).
    Spesso mi abbracciava e diceva "ti voglio tanto bene, fino a 100" e io accarezzandogli il capo con l'espressione delusa gli rispondevo che pensavo me ne volesse molto di più...e allora lui diceva "si infatti, mi so sbagliato, volevo dire 200".
    Man mano che passavano i giorni faceva tanti progressi, ma qualcosa lo turbava, era sempre più nervoso e un giorno mi ha detto: "voglio tornare dalla mia mamma, devo stare qua solo perchè è povera..."
    Un fine settimana ha addirittura rifiutato di venire a casa mia, in quanto aveva paura che nel frattempo la madre andasse a prenderlo e, non trovandolo, portasse a casa con sé solo il suo fratellino minore. Ovviamente io non sapevo e non potevo immaginare che fosse quellla la ragione del suo rifiuto, ma quando (per provocarlo) gli ho detto "se non vuoi venire più a casa mia, non preoccuparti, tanto neanche io ti ci voglio", ha iniziato a piangere...e dalla sua reazione ho capito che c'era qualcosa da scoprire...e così abbiamo trovato una soluzione...gli ho promesso che avrei telefonato più volte in istituto e che se fosse arrivata la mamma lo avrei riportato immediatamente...e in quel momento mi ha abbracciato e mi ha stretto con tutta la sua forza...
    Dopo un anno di permanenza nell'istituto è arrivato anche per lui il momento di tornare definitivamente a casa, il comune del suo paese ha organizzato degli aiuti per la sua famiglia e il giudice ha disposto il reinserimento dei bambini nel nucleo...la sera prima di partire, mi ha dato il suo completino preferito, dicendomi che voleva lasciarlo a casa mia per poi rimetterlo quando sarebbe tornato.
    Sono passati 5 anni e quel giorno purtroppo non è ancora arrivato...non so se e quando potrò riabbracciare "il mio fessacchione", ma sicuramente non lo dimenticherò mai...
    June 09

    ALESSANDRO

    Inizialmente mostrava un'aria sicura e disinvolta e apparivamolto più espansivo rispetto ai suoi coetanei. Col passare del tempo si è addolcito sempre di più nei miei confronti, mettendo in luce la sua necessità di ricevere attenzioni.
    In quel periodo avevo la maturità e non riuscivo ad andare in istituto più di una volta a settimana (o al massimo due), Ale mi rimproverava continuamente "ma non vieni mai...io ti aspetto sempre e tu non vieni mai!" e io non vedevo l'ora di aprire quel cancello per vederlo corrermi incontro, prenderlo sulle spalle e trascorrere qualche ora con lui.
    Quei primi mesi sono volati e un giorno mi ha dato la bellissima notizia: "ho una nuova mamma e un nuovo papà", avevano trovato una famglia adottiva per lui...e questa era una notizia bellissima, finalmente avrebbe vissuto in una vera casa con due genitori che l'avrebbero amato e gli avrebbero dato tutto quello di cui aveva bisogno, ma non riuscivo a gioire senza provare una punta di amarezza...il mio piccolo Ale stava per essere adottato e quindi sarebbe arrivato molto presto il momento di dirgli addio.
    E quel momento è arrivato e non sono riuscito neanche a salutarlo, quando sono entrato nell'istituto e ho chiesto di lui mi hanno risposto "è partito poco fa...ora starà sicuramente bene"...già...ma avrei voluto abbracciarlo e dirgli (forse per l'ultima volta) che gli volevo bene.
    E invece mi restava soltanto una foto, nella quale sedeva sulle mie spalle (come sempre) e sorrideva...e mi ricordava che anche se per poco tempo ero riuscito a regalargli un po' di serenità...
     
    Ho conosciutotanti altri bambini negli anni successivi, ma non ho mai smesso di pensare ad Alessandro e ho sempre sperato che un giorno lo avrei incontrato di nuovo, che lo avrei riabbracciato e che gli avrei detto "ricordati che ti vorrò sempre bene"...questo fino a una data per me indimenticabile: 2 gennaio 1999.
    Per le vacanze di Natale era venuto a casa mia un bambino che doveva prendere diverse medicine ogni giorno, e il 2 gennaio mi sono accorto che il quantitativo che mi avevano lasciato non sarebbe stato sufficiente  fino all'epifania e così sono partito per l'istituto per prendere le dosi che mi mancavano.
    Durante il tragitto pensavo che a volte i genitori adottivi portano i bambini in istituto in occasione delle feste per salutare le persone che li hanno cresciuti e aiutati ad integrarsi nella nuova famiglia...e quindi con un po' di fortuna proprio quel giorno e a quell'ora avrei potuto incontrare Ale...effettivamente sembrava assurso come pensiero...e proprio per questo non riuscivo a credere ai miei occhi quando, attraversando il cancello, ho visto un bambino davanti alla porta d'ingresso, era di spalle ed indossava un cappottino e un cappello e quindi era impossibile riconoscerlo, ma io ho pensato immeditamente che fosse lui.
     
    Mentre mi avvicinavo continuavo a fissarlo nell'attesa che si voltasse e quando sono arrivato a qualche metro da lui ho avuto la conferma, era proprio  Alessandro. Mi è venuto incontro sorridendo e ha detto: "ciao, io vado a fare una corsetta in giardino, poi mi raggiungi?". Quando mi sono avvicinato a lui era imbarazzatissimo, mi guardava e sorrideva, ma senza parlare, fino a che l'ho sollevato e l'ho seduto sulle mie spalle...a quel punto i suoi occhi si sono illuminati e ha detto: "ti sei ricordato che mi prendevi sempre così!!!"
    Da quel mmento in poi abbiamo chiacchierato tanto, erano passati quasi due anni eppure non era cambiato niente...Ale non aveva dimenticato ed era rimasto lo stesso magnifico bambino che avevo conosciuto e al quale mi ero affezionato.
     
    Poi è arrivato il momento di salutarci, ma questa volta ho avuto l'opportunità di abbracciarlo e dirgli  "ti vorrò sempre bene..."
    June 07

    dopo tanto....

    torno a scrivere....da oggi e per un po' di tempo sfrutterò questo spazio per raccontare un'esperienza che mi ha segnato molto e alla quale ho spesso accennato in passato....
    negli anni che ho trascorso in istituto ho scritto spesso, al termine di giornate particolari...o quando uno dei miei bambini andava via ed ero costretto a dirgli addio, e soprattutto le volte che non avevo neanche la possibilità di salutarli...in queste occasioni ho preso carta e penna e ho scritto...
    oggi ho ripreso quel "libro", quella serie di appunti, di racconti, di ricordi...ed è da lì che voglio ripartire...
     
    e come tutti i migliori libri anche il mio ha una sorta di prefazione...
    un pagina che scrissi per il giornalino dell'associazione dopo il primo anno trascorso lì...
    .....
     
    non vedevo l'ora di iniziare, eppure ero spaventatissimo, non per quello che avrei trovato, ma per me. Avevo paura...paura di sbagliare, di frenarmi a tal punto da non riuscire ad essere me stesso e di conseguenza non riuscire ad offrire niente di me a nessuno di loro...tanti bambini di cui non sapevo nulla, soltanto il nome...ma d'altra parte loro cosa sapevano di me? io ero solo uno dei tanti che si presentavano con un sorriso e tendevano la mano...avrei voluto emergere, diventare un amico, qualcuno a cui sorridere nei momenti sereni e appoggiarsi in quelli più difficili...
     
    intanto passavano i  giorni ed io mi sentivo sempre più coinvolto, iniziavo a conoscerli e scoprivo che non è necessario sapere nulla per volergli bene, perchè con quei sorrisi così veri e puliti sono in grado di regalare un'energia positiva e vitale che non avrei mai pensato di avere.
     
    sentivo che anche io stavo crescendo e che mi avvicinavo a loro con maturità e consapevolezza e giorno per giorno capivo che il nostro lavoro veniva definito erroneamente un "DARE AMORE IN MANIERA INCONDIZIONATA"...perchè in realtà sentivo di ricevere molto più di quello che offrivo...